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Testimonianze ·

Testimonianze: esperienze reali di Biodinamica Craniosacrale

Alcune persone mi hanno raccontato cosa è cambiato per loro dopo un percorso di Biodinamica Craniosacrale. Ho riscritto le testimonianze in forma narrativa per proteggere la privacy, mantenendo intatto il senso delle parole.

Cosa troverai qui

La situazione di partenza e il bisogno che ha portato in studio

Come si è evoluta la percezione del corpo e del sistema nervoso nel tempo

Gli effetti pratici nella vita quotidiana (sonno, energia, relazioni, presenza)

Note importanti

Le esperienze riportate sono personali e non sostituiscono diagnosi o cure mediche.

Privacy: Nomi e dettagli identificativi sono stati modificati. Le parole tra virgolette mantengono l’intenzione originale.

Sessione di Biodinamica Craniosacrale con Veronica Pavan

Testimonianze

Qui trovi storie che rappresentano diverse situazioni di vita. Non esiste un percorso “standard”: ogni corpo ha i suoi tempi, e il lavoro si adatta alla persona.

Relazioni e identità
“Mi sentivo straniera nel mondo. Come se non appartenessi a nessun posto.”

PROFILO

Cristina andava già da una psicologa da due anni. Capiva le cose, le analizzava, le nominava. Ma qualcosa non arrivava nel corpo: continuava a sentirsi estranea, un po’ diversa dagli altri, incapace di costruire una relazione di coppia che durasse. Come se ci fosse sempre un vetro sottile tra lei e il mondo. “Il problema sono io,” diceva. Non lo diceva con cinismo — lo credeva davvero.

PRIMA

“Uscivo dagli incontri con gli altri con la sensazione di aver recitato una parte. E poi arrivava a casa e mi chiedevo: ma chi sono, io, davvero?”

DURANTE LE SEDUTE

Le prime volte si è tenuta un po’ in guardia — anche nel corpo, anche sul lettino. Poi, gradualmente, qualcosa ha ceduto. Non la testa — il corpo. Come se i tessuti stessero finalmente lasciando andare qualcosa che tenevano da molto tempo. Sono emerse emozioni che non si aspettava. Momenti di tenerezza verso se stessa — insoliti, quasi spiazzanti. Poco a poco, ha iniziato a riconoscere una voce interna più chiara: cosa le piaceva davvero, cosa no. Cosa era disposta a tollerare — e cosa no.

OGGI

Cristina ha imparato a dire di no senza sentirsi in colpa. Ha smesso di inseguire relazioni dove si sentiva invisibile. Frequenta persone con cui si sente vista — e questo, racconta, ha richiesto coraggio. Ma anche un senso nuovo di sé, più solido, che prima non c’era. “Non è che ora è tutto facile. Ma so chi sono. E mi piaccio di più — anche quando non piaccio a qualcuno.”
“Ho imparato ad amarmi prima di tutto. Non come slogan — come esperienza reale nel corpo. Oggi mi appartengono: la mia vita, i miei confini, le mie scelte.”
Problemi fisici e trasformazione interiore
“Sono venuto per le ginocchia. Sono uscito diverso.”

PROFILO

Roberto è arrivato in studio con un obiettivo preciso: il dolore alle ginocchia lo limitava nel lavoro e nel tempo libero. Aveva già fatto fisioterapia, aveva preso farmaci. Il dolore migliorava, poi tornava. Nessuno, fino ad allora, aveva mai guardato al di là del sintomo fisico. “Vengo per le ginocchia,” ha detto la prima volta. “Il resto sta bene.”

PRIMA

“Razionalmente, sì, stava bene. Ma sotto c’era qualcosa che non si muoveva: amicizie che non lo nutrivano più, dinamiche familiari che lo pesavano, scelte rimaste in sospeso da anni. Il corpo lo sapeva — lui no.”

DURANTE LE SEDUTE

I dolori fisici hanno iniziato a migliorare già nelle prime sedute: meno tensione, più mobilità, notti più tranquille. Ma quello che lui stesso ha trovato più sorprendente è stato altro: durante le sedute, in quello spazio di quiete e ascolto, sono emersi pensieri che aveva tenuto lontani. Sensazioni. Consapevolezze. “Non è stata Veronica a dirmi cosa fare. Ma in quello spazio di silenzio, ho iniziato a capirlo da solo.”

OGGI

Roberto ha lasciato andare alcune amicizie che lo svuotavano. Ha riallacciato un rapporto con i genitori che era rimasto irrisolto per anni. Ha fatto scelte che aveva rimandato. E le ginocchia? “Molto meglio. Non perfette — ma non mi bloccano più.”
“Pensavo di venire per aggiustare una parte del corpo. E invece il corpo mi ha portato a rimettere a posto qualcosa di più grande.”
Gravidanza
“Avevo paura del parto. Avevo paura di me stessa.”

PROFILO

Alessia ha vissuto i primi mesi di gravidanza con un’ansia costante sullo sfondo: e se non fossi capace? E se il parto andasse male? Il corpo stava cambiando in modi che la disorientavano, e lei faceva fatica a fidarsi di quello che sentiva dentro. La figlia cresceva in pancia, ma lei si sentiva sempre più nella testa — lontana, a calcolare rischi, a preoccuparsi.

PRIMA

“Leggevo mille cose sul parto, cercavo di prepararmi razionalmente. Ma nel corpo era tutto fermo, contratto. Come se non riuscissi ad aprirmi all’esperienza.”

DURANTE LE SEDUTE

Con il passare delle sessioni, qualcosa ha iniziato a cedere. Non dall’esterno — dall’interno. “A un certo punto, durante una seduta, ho sentito la bambina muoversi e ho pianto. Non di paura: di bellezza. Era come se avessi finalmente smesso di bloccarmi e avessi lasciato entrare quello che stava succedendo.” Il sistema nervoso si è calmato. Il corpo ha iniziato a sembrare meno nemico e più alleato. L’ansia non è scomparsa, ma ha perso la presa.

OGGI

Alessia ha partorito. Racconta quella giornata con una serenità che lei stessa non si aspettava. “Non è stato facile, ma l’ho vissuto. Ero presente. Ero lì, nel corpo — non ad osservarlo da fuori con paura.”
“Mi ha aiutata a fidarmi di me. E di lei — di quello che stava succedendo. Ho ritrovato risorse che non sapevo di avere.”
Disturbi della terza età
“Pensavo fosse solo l’età. Ma non volevo rassegnarmi.”

PROFILO

Franca è arrivata in studio quasi in punta di piedi. “Alla mia età, chissà se serve.” La schiena la tormenta da anni, il tunnel carpale alle mani la limita nelle cose pratiche, l’artrosi alle ginocchia le ha tolto il piacere di camminare. Con il dolore, pian piano, si è ritirata: meno uscite, meno iniziative, meno voglia di incontrare le amiche. Non era depressa — era semplicemente stanca di lottare ogni giorno con un corpo che faceva fatica.

PRIMA

“Mi svegliavo di notte per il dolore. Di giorno prendevo antidolorifici e cercavo di non pensarci. Ma dentro sentivo che stavo diventando sempre più piccola.”

DURANTE LE SEDUTE

La cosa che l’ha sorpresa di più è stata la delicatezza: “Non mi aspettavo di sedermi su un lettino con qualcuno che mi tocca appena e di sentire tanto.” Seduta dopo seduta, i muscoli hanno iniziato a cedere una tensione che portavano da anni. Le notti sono diventate più lunghe. Il dolore — non sparito, ma diventato più gestibile.

OGGI

Franca è tornata al suo gruppo di cammino. Ha ripreso a cucire — le mani le permettono più di prima. Ma quello che racconta con più luce negli occhi è altro: “Ho più voglia di uscire, di incontrare le persone. Come se il dolore fisico mi avesse chiuso, e ora si fosse riaperta una porta.”
“Non mi aspettavo di sentirmi meglio. E invece sì — più leggera, meno rigida, con più voglia di vivere. Prendo ancora i miei farmaci, ma ne ho bisogno di meno.”
Dolori cronici e fibromialgia
“Nessuno mi credeva. Il mio dolore era invisibile.”

PROFILO

Maria ha la fibromialgia da anni. Un dolore che non si vede: dall’esterno appare normale, ma ogni mattina si sveglia con una stanchezza che nessun riposo riesce a togliere, e un fuoco sordo che le attraversa le spalle, la schiena, le gambe. Fare la spesa, giocare con i nipotini, le cose più semplici — diventano imprese. La cosa che la ferisce di più, però, non è il dolore in sé. È quello sguardo: familiari, amici, persino qualche medico che la vedono ferma sul divano e pensano “è pigra”. Questo la fa sentire in colpa, come se fosse lei a sbagliare. Come se non si impegnasse abbastanza.

PRIMA

“Avevo smesso di spiegare. Non ci credeva nessuno, quindi ho smesso di chiedere aiuto. Andavo avanti — o almeno ci provavo.”

DURANTE LE SEDUTE

Le prime sedute le sono sembrate quasi “strane”: il tocco così leggero, il silenzio, il tempo che rallenta. Poi ha iniziato a sentire — per la prima volta da anni — che il suo dolore veniva riconosciuto senza dover essere dimostrato. Non c’erano domande, non c’era scetticismo. C’era solo presenza. Con il tempo, le crisi si sono diradate. Il sonno è migliorato. Ma soprattutto, qualcosa si è allentato dentro: quel peso della vergogna, della colpa, del doversi giustificare.

OGGI

Maria non “guarisce” dalla fibromialgia — quella condizione è ancora lì. Ma la abita diversamente: con meno resistenza, meno senso di colpa, più tenerezza verso se stessa. “Ho imparato che prendermi cura di me non è una debolezza. È necessario.”
“Per la prima volta mi sono sentita capita — senza dover spiegare, senza dover dimostrare. Il dolore c’è ancora, ma non mi fa più vergognare.”
Stress cronico
“Mi sentivo sempre in allerta.”

PROFILO

Marco è arrivato dopo mesi (anni, a sentir lui) di tensione accumulata: lavoro, responsabilità, una mente sempre “accesa”. Dormiva male, si svegliava stanco e viveva con la sensazione di non riuscire mai a staccare davvero.

PRIMA

“Anche quando ero a casa, ero come se fossi in ufficio. Mi irrigidivo al minimo imprevisto, e mi sembrava normale.”

DURANTE LE SEDUTE

All’inizio ha sperimentato un senso di quiete insolito, quasi “strano”: il corpo si concedeva micro-pause che non ricordava più. Poi sono arrivati segnali pratici: respirazione più ampia, spalle meno contratte, sonno più continuativo.

OGGI

Marco descrive un cambiamento soprattutto nella capacità di riconoscere in tempo i segnali di sovraccarico. “Ora mi accorgo prima quando sto salendo di giri e posso fare un passo indietro.”
“Ho riscoperto com’è sentirsi calmi senza sforzarsi di esserlo.”
Insonnia e ansia
“La notte non era più un luogo sicuro.”

PROFILO

Giulia viveva periodi di insonnia alternati a settimane “migliori”, ma sempre con un filo di ansia sotto traccia. Aveva provato molte strategie cognitive; le mancava un’esperienza che coinvolgesse direttamente il corpo.

PRIMA

“Quando arrivava la sera, mi irrigidivo. Avevo paura di non dormire, e questa paura diventava la causa.”

DURANTE LE SEDUTE

Il lavoro è stato molto graduale: ascolto, orientamento, riconoscimento dei segnali di sicurezza. Con il tempo ha iniziato a percepire che poteva “appoggiarsi” e lasciar andare senza forzare.

OGGI

Giulia non definisce il cambiamento come “niente ansia”, ma come più capacità di attraversarla. “Se arriva un pensiero, non mi porta via tutta la notte.”
“Ho imparato che il mio corpo sa tornare al silenzio.”
Postpartum e stanchezza
“Mi sentivo svuotata, come se non mi riconoscessi più.”

PROFILO

Dopo la nascita del secondo figlio, Elena ha vissuto un periodo di affaticamento profondo. Non riusciva a riposare davvero e si sentiva distante da sé, come se il corpo fosse diventato “solo funzionale”.

PRIMA

“Avevo l’impressione di dover essere forte sempre. Ma dentro ero fragile e in colpa per esserlo.”

DURANTE LE SEDUTE

La cosa che l’ha colpita di più è stata la sensazione di “essere accolta” senza dover spiegare. Il corpo iniziava a recuperare piccoli momenti di riposo, e con essi tornava anche un po’ di fiducia.

OGGI

Elena parla di un ritorno alla presenza: più respiro, meno urgenza, più gentilezza verso se stessa. “Non ho risolto tutto, ma non mi sento più sola nel mio corpo.”
“Mi sono ricordata che anche io ho bisogno di cura.”
Lutto e transizione
“Avevo il nodo in gola da mesi.”

PROFILO

Dopo un lutto importante, Sara aveva continuato a “funzionare”, ma qualcosa dentro era rimasto congelato. Si sentiva spesso chiusa nel petto, con la voce bloccata e un senso di distanza dalle emozioni.

PRIMA

“Non piangevo. Pensavo di essere forte, ma in realtà ero come pietra.”

DURANTE LE SEDUTE

Il lavoro è stato un accompagnamento lento, rispettoso. A volte emergevano lacrime, a volte silenzio. Per Sara era fondamentale sentire che poteva “sentire” senza dover fare nulla.

OGGI

“Non è che il dolore sparisca. Ma è come se potessi respirare di nuovo dentro la mia vita.” Descrive un contatto più vivo con le persone e una maggiore presenza nel quotidiano.
“Ho capito che elaborare non è dimenticare: è poter vivere ancora.”
Trauma emotivo
“Mi sembrava di essere sempre sull’orlo.”

PROFILO

Luca ha iniziato il percorso dopo un periodo di forte stress e un episodio emotivamente impattante. Non riusciva più a rilassarsi: il corpo reagiva come se ci fosse sempre un pericolo imminente.

PRIMA

“Mi bastava un rumore o una discussione e mi partiva il cuore. Razionalmente sapevo che non era grave, ma il corpo no.”

DURANTE LE SEDUTE

Il percorso è stato centrato sulla regolazione e sull’ascolto dei segnali di sicurezza. Luca racconta di aver percepito per la prima volta “un punto fermo”: qualcosa su cui appoggiarsi quando l’ansia saliva.

OGGI

“Non è magia. Ma adesso ho strumenti reali: respiro, orientamento, e soprattutto la certezza che posso tornare giù.” Ha ripreso attività che aveva evitato e descrive più fiducia nelle relazioni.
“Ho smesso di lottare contro il corpo: ho iniziato ad ascoltarlo.”
Se ti riconosci in una di queste storie

Possiamo parlarne. Ti propongo una breve chiamata conoscitiva (15 minuti) per capire se questo lavoro è adatto al tuo momento e rispondere alle tue domande.

Un primo confronto, senza impegno

Chiarezza su come si svolge una seduta

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Parliamone insieme

Se vuoi capire se la Biodinamica Craniosacrale è adatta al tuo momento, scrivimi due righe: ti rispondo con una proposta di disponibilità e, se utile, una prima indicazione su come iniziare.

Se stai seguendo già un percorso medico o psicologico, possiamo valutare insieme come integrare il lavoro corporeo.

Informazioni

ORARI

Lunedì-Venerdì
Su appuntamento
9:00-14:00

TARIFFA

Seduta: 60€
Durata: 50-60 minuti