Incontro persone nel mio studio che vengono perché hanno l’ansia, non riescono ad avere relazioni serene o stabili, non hanno un buon rapporto col cibo o col proprio corpo, hanno disturbi fisici cronici… E molto altro.
Affermano di non avere avuto nessun trauma particolare, nessuna violenza o lutto, un’infanzia “normale”.
Eppure…
“Ma i miei genitori hanno fatto del loro meglio”.
E probabilmente è vero. Non avevano le conoscenze, la consapevolezza e i mezzi per fare diversamente. Non siamo qui per giudicare.
Eppure…
Eppure eccoci qui, con emozioni che ci soverchiano, con paure che non hanno un nome, con rabbia senza un destinatario, con ossessioni e dipendenze, con dolori cronici e l’autostima a zero.
Cosa succede poi in studio da me durante un percorso di sedute?
Accade che piano piano, quando il corpo è pronto a svelare le sue memorie sepolte, arrivano momenti di tristezza, qualche lacrima, un senso di solitudine che riconosciamo, un peso sul petto che ricorda qualcosa, un’immagine, una frase che risuona dentro.
E poi questo peso si alleggerisce, il nodo alla gola si scioglie, il respiro diventa ampio e ci sentiamo protetti, al caldo.
Abbiamo trasformato delle memorie inconsapevoli che il corpo tratteneva.
Di cosa parlano allora queste memorie del corpo che non sapevamo neppure di avere?
Nel tempo, nella ripetizione dell’esperienza positiva, ogni volta un pò diversa, forse più profonda , realizziamo quanto il nostro corpo avesse trattenuto: la solitudine, la mancanza, la sensazione di non essere visti, l’insicurezza, il vuoto dentro e attorno, la certezza di non essere ascoltati e compresi, tranquillizzati, rassicurati.
Quello che tempo fa credevamo essere “un’educazione normale” oggi si studia da esperti di traumi relazionali e si definisce diversamente.
La trascuratezza emotiva, la poca presenza affettiva, l’autoritarismo rigido, l’invalidazione costante delle emozioni (“Non piangere, non è niente!”), i silenzi punitivi che ci facevano sentire invisibili, o il gaslighting (“Te lo stai inventando, sei pazzo!) che ci facevano dubitare di noi stessi, sono in realtà forme di trauma relazionale che lasciano segni profondi, a lungo termine.
Non erano considerati eventi eclatanti, ma oggi si sa che sono ferite silenziose che il corpo interpreta come minacce alla sicurezza emotiva.
Nel tempo, portano a una disregolazione affettiva: difficoltà a gestire emozioni, scoppi improvvisi di rabbia o ansia, o al contrario un intorpidimento che ti fa sentire distaccata da te stessa.
Possono creare una rottura interiore: non solo con gli altri, ma con il tuo stesso sé.
Il corpo resta in allerta cronica, con ansia, depressione o dolori fisici inspiegabili, perché ha imparato a vedere il mondo come un posto imprevedibile.
Anche questo è trauma, che non è solo “cosa ti è successo”, ma come il tuo corpo lo ha interpretato: paura, impotenza, solitudine.
La bella notizia? Il corpo può imparare un nuovo modo di sentirsi al sicuro.
Le terapie Bottom-Up come la Biodinamica Craniosacrale aiutano a rilasciare dolcemente queste impronte, riconnettendoti con la tua interezza.
Senza neppure il bisogno di ricordare con la mente razionale, di parlarne, di rivivere quei momenti dolorosi: il corpo fa da sé. Senza esserne sopraffatto. In sicurezza.
Quello che mi sta a cuore è farti sapere che si può fare. Insieme.
Se ti riconosci in questo, sappi che non sei sola. È un passo coraggioso riconoscerlo, e da qui inizia l’amore verso te stessa.
📩 Scrivimi se vuoi approfondire, ti aspetto con un abbraccio virtuale.